Ebraismo e gioco online: agli Ebrei e’ permesso giocare alle slot machine?

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Durante una recente ricerca di informazioni su slot machine online e articoli riguardanti il gioco d’azzardo, è stato inevitabile soffermarsi a riflettere sulla storia di questo tipo di intrattenimento, che spesso sfocia in una vera e propria dipendenza.

Le Origini del Gioco D’azzardo

Il vizio del gioco risale a tempi molto antichi, all’inizio dell’umanità, e si presume che lo scopo principale fosse quello di venire a conoscenza del volere divino. Il suo fascino risiede nel fatto che chi partecipa a giochi di “fortuna” ne è totalmente catturato. L’adrenalina data dalla possibilità di vincere o perdere provoca un’accelerazione emotiva tale da dimenticare l’importanza di qualsiasi altra cosa, dallo scorrere del tempo alle relazioni familiari. Ci si estranea ed i problemi sembrano sparire, salvo poi riapparire molto spesso triplicati proprio a causa delle enormi perdite dovute al gioco. Una dipendenza da cui, come tutte le dipendenze, è molto difficile uscire.

E’ praticamente sempre esistito, in ogni società. I Greci erano noti giocatori d’azzardo, il gioco dei dadi era un diffusissimo passatempo, specialmente tra le classi più agiate, ad esempio durante i simposi. Lo storico greco Erodoto già allora scrisse dell’inevitabile ed infausto destino a cui andava incontro ogni giocatore d’azzardo: la rovina.

In alcuni scritti di Tacito si legge di come i tedeschi all’epoca perdessero facilmente il controllo a causa del gioco d’azzardo, fino ad arrivare, nei momenti peggiori, a giocarsi le proprie mogli. Molto interessante è anche il punto di vista dell’Ebraismo.

Il Punto di Vista Ebraico

Agli Ebrei è permesso giocare alle slot machine? Fare scommesse on line? In Israele al giorno d’oggi ad esempio, il gioco d’azzardo è vietato dalla legge. L’unica forma di scommessa sportiva on line consentita è quella regolata dalla ISBB (The Israel Sports Bettin Board).

In generale l’Ebraismo non ha mai visto di buon occhio il gioco d’azzardo. Uno degli insegnamenti principali della religione ebraica infatti, riguarda l’importanza di guadagnarsi da vivere  facendo qualcosa di utile per il mondo. Il gioco d’azzardo, chiaramente, non rientra in questa categoria.

Già durante il medioevo i rabbini del Talmud non avevano una visione positiva della pratica. La dichiarazione più chiara in merito è nella Mishnah in Sinedrio, che stabilisce che a chi “gioca con i dadi” è vietato prestare servizio come testimone. Il Talmud al riguardo, suggerisce che la ragione di tale divieto è che i giocatori sono ritenuti inaffidabili e per questo non utili alla società. Secondo ciò che viene riportato nella Mishnah, il divieto si applica solo nel caso in cui il giocatore non abbia altra occupazione, cioè solo nel caso si tratti di un giocatore professionista.

Un’altra opinione suggerisce invece che il gioco d’azzardo sia un vero e proprio furto, poiché una delle due parti coinvolte nella scommessa, in caso di perdita, deve rinunciare ai propri averi contro la sua volontà. Questo estenderebbe il divieto anche ai giocatori occasionali. La vincita veniva considerata un furto poichè il perdente era costretto a pagare contro la sua volontà.

Secondo il Tul HaAroch, un commento alla Torah dell’autorità medievale Rabbi Jacob ben Asher, Mosè intimò al popolo ebraico prima della sua morte, di evitare a tutti i costi di essere corrotto dal gioco d’azzardo.

I rabbini consideravano l’inabilità dei giocatori compulsivi a controllare la propria passione per il gioco come un’imperdonabile debolezza morale. Spesso le calamità naturali che si abbattevano sulle comunità ebraiche venivano considerate conseguenze del gioco d’azzardo eccessivo, delle vere e proprie punizioni. A Cremona ad esempio, nel 1500 un gruppo di studiosi richiese la messa al bando del gioco d’azzardo, perchè ritenuto causa dell’epidemia di peste.

I leader della comunità, profondamente consapevoli degli effetti dolorosi e distruttivi del gioco d’azzardo sul carattere di un individuo, infliggevano severe punizioni. I debiti di gioco non potevano essere riscossi attraverso i tribunali ebraici . Il giocatore era spesso messo al bando, allontanato dalla società , a volte veniva proibito celebrare il suo matrimonio nel cortile della sinagoga, non era chiamato alla Torah ecc.

La vita familiare era messa a dura prova dalle dipendenze dal gioco, molte sono le prove facilmente reperibili di quanto fossero difficili i rapporti tra giocatori d’azzardo e le loro mogli. Le donne si rifiutavano di vivere con tali mariti; picchiare le mogli e bere erano conseguenze comuni e l’educazione dei bambini era messa a repentaglio. Esasperate dalle condizioni in cui erano costrette a vivere, le mogli dei giocatori spesso chiedevano il divorzio. L’abbandono della famiglia da parte del giocatore non era un evento raro.

Non c’è dubbio quindi che la letteratura rabbinica di ogni epoca si sia sempre opposta con forza a questo vizio, denunciandolo come furto e peccato. Nessun uomo di cultura, nessun essere umano dovrebbe mai rinunciare alla propria dignità e finire in una rete che porterebbe inevitabilmente ad una rovina spirituale e sociale.

Il rabbino italiano Immanuel Aboab 4 secoli fa già scriveva: “Ho visto in Italia molti luoghi dove i signori si incontrano per le loro ‘dispute di gioco’ (come le chiamano); e ho visto alcune persone perdere e andare sul lastrico a causa dei giochi di carte, dadi e al tavolo… quante case rovinate abbiamo visto, quante fortune perse per l’amore del gioco d’azzardo”

Il gioco d’azzardo, non era denunciato solo dalle leggi e dai moralisti ebraici, anche i proverbi come “fortunato al gioco, sfortunato in amore” o “Le carte non amano mogli e tovaglie” (mogli e ambienti familiari visti come ostacoli al gioco) e i cantautori folk popolari mettevano in guardia circa le terribili conseguenze che questa dipendenza porta.

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